Otto Geleng era un pittore paesaggista tedesco nato a Berlino nel 1843. Fatto abbastanza fuori mano per un ristorante di Taormina, direte voi. Ha invece tutto il senso del mondo: fu proprio grazie ai suoi quadri, esposti in Germania e in Francia negli anni Settanta dell’Ottocento, che il resto d’Europa scoprì Taormina, ancora un paesino di pescatori appollaiato tra il mare e l’Etna, e decise che valeva la pena arrivarci. Il pittore visse in città fino alla morte, nel 1939. Il Belmond Grand Hotel Timeo, che è la sua eredità più elegante, gli ha intitolato il ristorante gourmet: Otto Geleng, appunto.

Non ci sono mai stata, ma i racconti di chi ci è stato coincidono tutti su un punto: si viene qui prima di tutto per la terrazza. E la terrazza sta esattamente dove uno se la aspetterebbe, se avesse potuto scegliere: sospesa sopra il Teatro Antico e con lo sguardo che va dritto sull’Etna. Dodici tavoli, non uno di più, disposti a cornice del panorama. Un ristorante piccolo dentro un albergo grande, protetto dall’affollamento e coccolato da un servizio che le testimonianze descrivono come attento senza essere invadente.
La terrazza sopra il Teatro Antico
La terrazza del Timeo è una di quelle scenografie che rendono complicato mangiare, non perché il cibo non lo meriti, ma perché si tende a distrarsi. La città vecchia da un lato, la costa che scende verso Naxos dall’altro, il vulcano che chiude l’inquadratura sullo sfondo: un’immagine che vale la pena vedere almeno una volta a stomaco vuoto per goderla senza compromessi, e almeno una volta a stomaco pieno, quando cala la sera e le luci del paese cominciano a fare la loro parte.
Il resto della sala è coerente: pavimenti in cotto siciliano, ceramiche di Caltagirone, mise en place elegante ma non ingessata. Un’ora prima del tramonto è il momento migliore per arrivare: c’è la luce dorata che i pittori tedeschi come Geleng amavano, e c’è anche il tempo di prendere un aperitivo nel bar del grand hotel prima di sedersi a tavola.
In cucina: Roberto Toro
La cucina è affidata a Roberto Toro, chef siciliano di Vittoria che ha attraversato importanti esperienze italiane e internazionali prima di prendere in mano Otto Geleng. La sua è una cucina che parte dall’isola e non se ne discosta: il pescato del giorno dei mercati locali, i vegetali dei produttori dell’entroterra ibleo, gli agrumi di Sicilia, i formaggi delle Madonie. La disciplina tecnica è quella dell’alta cucina contemporanea, ma il vocabolario resta sempre siciliano.
In carta si trovano un menù degustazione più lungo e uno più contenuto, oltre alla scelta libera. La lista dei vini è di grande respiro, con una sezione ovviamente dedicata alle etichette dell’Etna e del Cerasuolo di Vittoria, ma senza chiusure regionaliste: le bollicine francesi, le grandi denominazioni della Borgogna e dei Langhe ci sono tutte.
Cosa aspettarsi a tavola
Le testimonianze parlano di un’esperienza lunga, curata, che si distende su tutta la serata: contate almeno tre ore per il degustazione più corposo. Il servizio è in italiano e inglese, con quella particolare disinvoltura degli hotel Belmond, dove il personale sa alternare formalità britannica e calore siciliano in dosi ben calibrate. La cucina esce dagli spazi del ristorante gourmet e dialoga con il resto del Timeo (colazione e lunch avvengono in altri due indirizzi dell’hotel), quindi non ci si dovrebbe sorprendere se si incontrano gli stessi ospiti anche alla piscina, il giorno dopo.
Prima di prenotare
Otto Geleng apre solo la sera, con stagione da aprile a fine ottobre; in inverno il ristorante è chiuso. La sala conta pochi tavoli, quindi prenotare con largo anticipo è indispensabile: due o tre settimane in bassa stagione, un mese buono in alta. La prenotazione si fa tramite il sito Belmond (belmond.com) o attraverso la concierge dell’hotel.
Dress code: elegante. Non richiedono la giacca, ma la maggior parte degli ospiti la indossa. Ristorante stellato Michelin, con spesa che indicativamente si colloca oltre i duecento euro a persona con l’abbinamento vini, considerabile un’esperienza da metà o da chiusura di una vacanza siciliana ben pianificata, non da appuntamento improvvisato.
Se avete già cenato qui, raccontatemi cosa avete visto per primo: il piatto o l’Etna.





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