Nell’estate del 1962 il principe Karim Aga Khan IV, allora ventiseienne, comprò per pochi milioni di lire un tratto di costa disabitata sulla riva nord-orientale della Sardegna. Nel giro di due anni, con l’aiuto di alcuni architetti visionari (il francese Jacques Couelle, l’italiano Michele Busiri Vici, lo svizzero Luigi Vietti), il consorzio della Costa Smeralda iniziò a costruire uno dei più radicali progetti di urbanizzazione turistica del Novecento italiano. Il primo hotel della zona, aperto nel 1963, fu l’Hotel Cala di Volpe. Sessant’anni dopo è ancora uno dei simboli del turismo di lusso in Italia visto dall’estero.

Il progetto Costa Smeralda
La Costa Smeralda non è un luogo geografico preesistente, è un’invenzione. Fino agli anni Cinquanta il tratto di costa che va da Portisco a Porto Cervo era abitato da pochi pastori, senza strade asfaltate e senza corrente elettrica. Il Consorzio Costa Smeralda, guidato dall’Aga Khan e da un gruppo di investitori internazionali, comprò circa tremila ettari di terreno e li urbanizzò con criteri architettonici molto precisi: nessun edificio più alto di due o tre piani, tetti in coppi rustici, colori delle facciate limitati a una tavolozza terracotta-ocra-bianco, materiali obbligatori come pietra e legno naturale. La regola non scritta era: gli edifici dovevano sembrare vecchi anche se costruiti nuovi.
Cala di Volpe fu il primo grande hotel dell’operazione, progettato da Jacques Couelle come un piccolo villaggio di pescatori (finto) ricreato sulla baia omonima. La logica è visibile ancora oggi: l’edificio non è un blocco unico ma un insieme di corpi bassi collegati da porticati, con una torre semicircolare che ricorda quelle delle chiese pievane. Nulla di autenticamente sardo, ma un immaginario del Mediterraneo pensato per i grandi vacanzieri europei del boom economico.
Cosa è oggi
L’Hotel Cala di Volpe fa parte da alcuni anni della Luxury Collection di Marriott, la divisione del gruppo americano che raccoglie gli hotel storici e iconici acquisiti attraverso una lunga catena di fusioni. Conta circa 120 camere e suite, quattro ristoranti (tra cui il ristorante gourmet Beefbar Cala di Volpe), una piscina olimpionica in acqua di mare (una rarità europea), un campo da golf a diciotto buche gestito dalla stessa proprietà e un porticciolo privato.
La stagione va tipicamente da fine aprile a inizio ottobre. Le tariffe partono da qualche migliaio di euro a notte in bassa stagione e possono superare i cinquantamila euro a notte per la Presidential Suite di 700 metri quadri con piscina privata, considerata da diversi anni tra le suite d’albergo più costose del mondo. Il pubblico è internazionale con forte presenza di americani, tedeschi e mediorientali, spesso ospiti ricorrenti che tornano a intervalli regolari.
Il posizionamento della Costa Smeralda
La Costa Smeralda si è stabilizzata negli ultimi vent’anni come una delle rare destinazioni italiane con un’identità turistica esclusivamente premium. A differenza di altre coste italiane (la Costiera Amalfitana, la Versilia, la Liguria) dove convivono strutture di tutte le fasce di prezzo, la Costa Smeralda ha regolamenti urbanistici e prezzi che hanno filtrato in modo netto il segmento di riferimento. Per un pubblico americano di alto profilo, Cala di Volpe è oggi uno degli indirizzi di riferimento per la vacanza mediterranea in Italia, insieme al Pellicano sull’Argentario e agli hotel storici del Lago di Como.
Osservazioni finali
Il caso di Cala di Volpe è interessante per due ragioni al di là del singolo hotel. La prima è che dimostra come un investimento visionario sul lungo periodo (l’Aga Khan pianificò la Costa Smeralda con orizzonti di trenta o quarant’anni) possa creare valore turistico durevole in un territorio che al momento della scommessa non aveva alcuna vocazione. La seconda è che l’identità architettonica coordinata, tanto criticata quando fu introdotta, si è rivelata la protezione più efficace del valore di lungo periodo della destinazione: dove non c’è coordinamento urbanistico (Rimini, alcune parti della Costiera) l’alta fascia fatica a mantenersi, dove c’è (Costa Smeralda, Val d’Orcia, Alto Adige) si consolida.





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